Nato a Pisa l’11 novembre1761 e discendente del grande Michelangelo, dopo la laurea in legge si impegnò attivamente nella lotta per gli ideali dell’illuminismo.

Scoppiata la rivoluzione francese, Buonarroti vi partecipò con impegno, al punto di indurre la Convenzione a concedergli la cittadinanza francese.

Tuttavia il suo schierarsi sempre a fianco delle correnti più radicali e coerentemente rivoluzionarie, lo espose anche a grandi rischi ed a pesanti condanne: già arrestato in seguito alla caduta di Robespierre e successivamente liberato, venne condannato alla deportazione a vita in quanto protagonista della tragica “Congiura degli Eguali” di Gracco Babeuf.

I lunghi anni passati tra bagni penali e soggiorni obbligati non lo fiaccarono: infatti, quando venne finalmente amnistiato riprese con ancora maggiore lena a tessere le sue trame cospirative e rivoluzionarie. Ebbe infatti ruoli di rilievo nei moti italiani del 1820-’21, come nelle giornate del luglio 1830 a Parigi ed in molte altre vicende minori di quegli anni.

Nel 1820 pubblicò il suo libro più importante, su cui si formarono generazioni di rivoluzionari del XIX secolo: “Cospirazione per l’eguaglianza, detta di Babeuf“.

Morì nel 1838, ma resta nella storia come ostinato e coerente portabandiera dell’emancipazione popolare, della giustizia sociale e della fratellanza umana, e dunque, nemico giurato ed implacabile della società classista.