



(…) A fine 2013 la decisione di procedere a una nuova edizione completa delle “Opere” che inglobasse in veste rinnovata e uniformata i volumi già realizzati dagli Editori Riuniti, per altro ormai introvabili. Fu una decisione per nulla semplice per l’impegno teorico, redazionale, organizzativo, nonché per i tempi lunghi necessariamente richiesti.
(…) Ecco che dal 2024 il movimento operaio italiano disporrà di un’arma in più nella sua battaglia storica. Abbiamo già scritto come in questo stia il nostro orgoglio, che non abbiamo nessuna intenzione di nascondere” (…)
Renato Pastorino, lotta comunista marzo 2024

Il 28 gennaio 2026, a Firenze, è venuta a mancare la compagna Adriana Dadà.A partire dal 2019 ha più volte partecipato come relatrice a nostre iniziative tenutesi a Firenze, durante le quali abbiamo avuto modo di apprezzare, oltre a quelle umane, le sue doti di storica militante del movimento operaio. Pur nella diversità di posizioni politiche, ci avvicinava la sua genuina visione di classe e le coerenti posizioni internazionaliste. E’ grazie a questo che abbiamo fatto in modo di rinnovare la collaborazione ogni volta che se ne è presentata l’occasione, trovando sempre, da parte sua, la più ampia disponibilità.Pubblichiamo, di seguito, il testo a lei dedicato dalla Biblioteca Franco Serantini di PisaIeri, 28 gennaio 2026, dopo una breve malattia, ci ha lasciati Adriana Dadà.Compagna impegnata fin dagli studi universitari, ha declinato la sua attività politica e sindacale attraverso un approccio materialista, di classe e libertario. Originaria della Lunigiana, ha dedicato anni alla ricerca storica presso l’Università di Firenze, distinguendosi per i suoi studi sull’emigrazione femminile e sui movimenti politici.Nella prima fase della sua attività, Adriana si è concentrata sulla storia dei partiti e dei movimenti, con un interesse specifico per l’anarchismo italiano tra il XIX e il XX secolo e la sua diffusione nelle comunità italo-statunitensi. Tra i suoi lavori più significativi di questo periodo si ricordano: L’anarchismo in Italia fra movimento e partito: storia e documenti dell’anarchismo italiano (Milano, Teti, 1984) e la curatela di Gli anarchici nella Resistenza apuana di Gino Cerrito (Lucca, M. Pacini Fazzi, 1984) e Antifascismo anarchico: 1919-1945: a quelli che rimasero di Nino Malara (Roma, Sapere 2000, 1995).Dagli anni Novanta, il suo focus si è spostato verso la storia delle migrazioni, in particolare i flussi in entrata e uscita dalla Toscana. Il suo lavoro è stato pionieristico nel far emergere l’invisibilità delle donne nei processi migratori, adottando una prospettiva di genere che ha restituito voce a figure storicamente rimosse. La sua ricerca, definita spesso come uno “scavo stratigrafico”, si è avvalsa di un uso incrociato di fonti: documenti d’archivio, epistolari familiari e, soprattutto, fonti orali.Grazie a queste ultime, Adriana ha ricostruito le storie di:– balie da latte e migranti stagionali, considerate archetipi delle odierne collaboratrici domestiche;– barsane, le venditrici ambulanti della Lunigiana;– gruppi familiari emigrati verso la California.Queste indagini hanno dato vita a una “memoria corale” che esplora le trasformazioni dell’identità femminile e l’impatto delle migrazioni sulle società di partenza. Oltre alla produzione accademica, Adriana ha tradotto le sue ricerche in strumenti multimediali, mostre e videodocumentari. Il suo video Le Barsane ha vinto, nel 2009, il premio per la videoricerca indetto dall’Associazione di Storia Orale. È stata inoltre consulente per la Regione Toscana e ha collaborato attivamente con scuole ed enti locali per promuovere percorsi didattici sui temi della multiculturalità, della pace e dell’antirazzismo. Negli ultimi anni, in occasione del cinquantenario del 1968, si è dedicata alla ricostruzione della storia del movimento studentesco fiorentino, curando pubblicazioni sull’immaginario visivo della protesta.Bibliografia dedicata ai fenomeni migratoria) volumiGente di Toscana. Nostre storie nel mondo (consulenza scientifica e parti del volume), Firenze, Consulta Regionale dei Toscani all’Estero, 2000, p. 192.Il lavoro di balia. Memoria e storia dell’emigrazione femminile da Ponte Buggianese nel ‘900, Pacini, Pisa, 1999, p. 126.Storia e storie della Val di Bisenzio e della Corsica. Travagliu annantu à u terrenu etnograficu corsu – toscanu, a cura di Adriana Dadà, Prato, 2000, p. 64.Percorsi di ricerca, di storia, di vita. Dieci anni del Premio Franca Pieroni Bortolotti, a cura di Adriana Dadà, Firenze, 2000, p. 109.Balie da latte. Istituzioni assistenziali e privati in Toscana tra XVII e XX secolo, Firenze, 2002, p. 160.Donne e uomini migranti: ieri e oggi, Prato, Provincia di Prato, 2002 ( con DVD allegato), p. 16. Verso altri mondi: donne e uomini migranti, Pisa, Pacini, 2004, p. 144.Donne e uomini migranti: il valore sociale della memoria, Prato, Provincia di Prato, 2006, p. 48 (con DVD allegato)La Merica. Bagnone, Toscana – California: donne e uomini che vanno e che restano, Firenze, 2006, p. 94.Le Barsane: venditrici ambulanti dalla Toscana al Nord Italia, Firenze, 2008, p. 96.b) saggiEmigrazione e storiografia. Primi risultati di una ricerca sulla Toscana, “Italia Contemporanea”, 1993, 192, p. 487-502.Introduzione ai saggi sull’emigrazione, “Documenti e studi”, a cura di Adriana Dadà, 1993, 14/15.Dalla Lunigiana alla ‘Barsana’: il processo di trasformazione da lavoratori agricoli stagionali in venditori ambulanti specializzati, “Bollettino di Demografia Storica”, 1993, 19, p. 111-133.Lavoratori dell’Appennino toscano in Corsica nel secolo XIX, “Altre Italie”, 1995, n.12, p. 6-38 (numero monografico dedicato a “Gli italiani nel Mediterraneo”).Partire per un figlio altrui: i racconti delle balie del Novecento, in Altrove. Viaggi di donne dall’antichità al Novecento, a cura di Dinora Corsi, Roma, 1999, p. 111-134.Regioni ed aree migratorie. La Toscana e il Pistoiese, “Quaderni dell’emigrazione toscana”, n. 2, a cura di Adriana Dadà, Firenze, 2001, p. 3-10.Strade e mestieri degli emigranti dell’Appennino toscano, in La montagna mediterranea: una fabbrica d’uomini? Mobilità e migrazioni in una prospettiva comparata (sec. XV- XX), Torino, Gribaudo, 2000, p. 153-64.Rileggere oggi Franca Pieroni Bortolotti, in Divorare l’infinito, a cura di K. Franceschi, Firenze, Morgana, 2001, p. 6-13.Territorio e memoria: tra generi e generazioni, “La Nuova Città”, giugno 2003, pp. 22-28.Il lavoro di balia in Valdinievole, in Il lavoro delle donne. Attività femminili in Valdinievole tra Ottocento e Novecento, Buggiano (Pistoia), 2004, pp. 83-126.Donne e uomini migranti, in Viaggio nell’interpretazione della città, Prato, 2004, pp. 52-59.La memoria delle donne migranti di ieri e oggi, relazione al convegno su “Le fonti orali”, Roma, maggio 2003, ora in Memorie di “classe”, Roma, 2005. Donne e uomini migranti. Percorsi di ricerca e di azione sociale, Massa, 2006.Migrazioni interne / migrazioni estere. Bagnone, Lunigiana 1840-1940, relazione al convegno di studi della SIDES: Le grandi transizioni tra ‘800 e ‘900. Popolazione, società, economia. Pavia, 28-30 sett. 2006, Udine, 2008.Migrazioni di donne “invisibili”: serve e balie fra Ottocento e Novecento, in Donne in viaggio, viaggi di donne, a cura di Rita Mazzei, Firenze, Le Lettere, 2009.Balie, serve, tessitrici, in Storia d’Italia. Annale: Migrazioni, Torino, Einaudi, 2009.c) mostre, cd-rom, video, DVDGente di Toscana. Nostre storie nel mondo, consulenza scientifica per la mostra di 45 pannelli e cd-rom, (con catalogo a stampa e cd-rom) Firenze, Consulta Regionale dei Toscani all’Estero, 2000.Balie da latte: istituzioni assistenziali e privati in Toscana tra XVII e XX secolo, mostra di 43 pannelli, Regione Toscana – Comune di Ponte Buggianese, Istituto degli Innocenti di Firenze, Firenze, 2001-2002 (con catalogo a stampa e video di 10 minuti).Donne e uomini migranti: ieri e oggi, video di 35 minuti, Prato, Provincia di Prato, 2002 (con allegato opuscolo di 16 pagine).La Merica. Bagnone, Toscana – California. Donne e uomini che vanno e che restano, mostra di 7 pannelli, Firenze, Consiglio Regionale della Toscana – Comune di Bagnone, Firenze, 2004.Donne, uomini e bambini in guerra, video di 37 minuti, Comune di Bagnone – Firenze, Consiglio Regionale, 2004.Donne di Lunigiana nel Novecento, parte I, video di 45 minuti, Regione Toscana – Comune di Bagnone Portofranco – Provincia di Massa, 2006.Bagnone-Losanna-Casablanca: da Bruno a Omar, video di 90 minuti 8 e versione ridotta di 35 minuti) realizzato con riprese a Bagnone, Losanna e Casablanca, Regione Toscana, Comune di Bagnone, 2007.Donne e uomini migranti: il valore sociale della memoria, DVD (allegato al volume), Prato, Provincia di Prato, 2007.Donne di Lunigiana nel Novecento, parte II, video di 65 minuti, Regione Toscana – Comune di Bagnone – Provincia di Massa, 2007.


Alfred Rosmer su La Vie Ouvrièr
“Esistono vite straordinariamente ordinarie che non lasciano traccia nei libri di storia. Queste stesse vite, se le osserviamo più da vicino e con più attenzione, possono rivelarci verità di cui non troviamo traccia nella Storia ufficiale. Ma come possiamo raccontarle senza retoriche e falsificazioni? Come rispettarle e, al tempo stesso, evitare silenzi e amnesie? Si può umanizzare la storia e renderla orizzontale?”
Nel maggio scorso abbiamo pubblicato il numero 8 dei “Quaderni del Buonarroti”, dedicato alla Prima Guerra Mondiale. Nell’introduzione sono riportate le parole dello storico Christopher Clark che, nel suo libro “I sonnambuli”, scrive:
“I protagonisti del 1914 erano dei sonnambuli, apparentemente vigili ma non in grado di vedere,
tormentati dagli incubi ma ciechi di fronte alla realtà dell’orrore che stavano per portare nel mondo”
Appena un mese fa, riprendendo le dichiarazioni alla stampa rilasciate da Sergio Mattarella il 10 settembre, i giornali titolavano:
“Siamo su un crinale come nel 1914. Il rischio è un baratro di violenza incontrollata” (Corriere della Sera);
“Mattarella evoca la Grande Guerra: Verso il baratro come nel 1914” (Il Giornale);
“Mattarella: Il Mondo rischia di scivolare nel baratro come è accaduto nel 1914” (Repubblica)
Ma cosa accadde davvero nel 1914, quali furono i fattori scatenanti quel primo grande massacro, quali lezioni possiamo imparare da quegli eventi?
“(…) Quando, con gli anni ’80 del XIX° secolo, anche in Italia cominciò a diffondersi la grande industria e la produzione di massa, la resistenza degli operai contro il capitale assunse stabilmente le forme della lotta mediante gli scioperi. La ricerca che presentiamo dimostra, statistiche alla mano, sia il progressivo diffondersi degli scioperi per il salario, sia la corrispondente organizzazione dei sindacati di mestiere.Un dato statistico per tutti: fra il 1880 e il 1901 il numero degli operai impegnati in uno sciopero quadruplica, mentre il numero delle giornate di sciopero quintuplica.Siamo agli esordi delle forme moderne della classe operaia in Italia. Si tratta ancora di sparuti drappelli di operai , dispersi per la penisola in una miriade di piccole e piccolissime aziende, fra le quali svetta qualche grossa (per l’epoca) concentrazione industriale.Eppure quanta preoccupazione questa nuova fase del moto della nostra classe riuscì a destare nella classe dominante. Così anche quanto entusiasmo e spirito di conquista riscontriamo in quei pionieri della lotta operaia che, a giusto titolo, si percepivano anticipatori di un moto che nel futuro avrebbe raccolto un esercito ben più numeroso. (…)”
(dalla Prefazione al testo)




NUOVA USCITA
“Il 24 maggio 1915 – oltre cent’anni fa – l’Italia entra nella Grande Guerra, che già imperversava dall’agosto dell’anno precedente. È un conflitto che scoppia all’apogeo dello sviluppo economico e del fiorire della cultura, della tecnica e delle arti dei più progrediti paesi del vecchio continente. Non è una guerra prodotto dell’arretratezza economica o di un ristagno dello sviluppo, anzi! Non è una guerra prodotta dall’irruzione di un qualche popolo barbaro o da attriti etnico-culturali fra popoli di diversa lingua e fede religiosa. Tutto il contrario. È una guerra che si sviluppa fra Stati dalla economia fortemente interdipendenti dal punto di vista economico-finanziario, i cui sovrani sono spesso parenti fra loro.”


Parte del ricavato della cena sarà per il finanziamento della mostra “10-11 maggio 1849 – La difesa di Livorno” che è esposta nei locali dell’ Ex Cinema Aurora.


Molte sono le ragioni, spesso strumentali, che hanno portato a identificare il popolo tedesco con il nazismo, tesi che, oltre ad essere storicamente falsa, rende uno straordinario favore al nazismo di ieri e di oggi. Sappiamo bene che le prime vittime di quel regime furono i militanti politici e sindacali che vi si opponevano, basti pensare al fatto che i primi campi di sterminio furono aperti nel 1933 (Dachau) e che da essi vi passarono non meno di 700mila tedeschi. La Mostra “Resistenza operaia a Berlino”, esposta presso il Circolo Ex Aurora dal 20 settembre al 4 ottobre, in concomitanza con i festeggiamenti per l’Oktoberfest 2024, racconta la storia di una delle organizzazioni più importanti dell Resistenza tedesca al nazismo, diffusa in oltre 70 aziende , soprattutto nell’industria degli armamenti. I suoi componenti pagarono la loro opposizione al regime con oltre 300 arresti e 99 caduti, di cui molti sul patibolo. Con la Mostra, rendiamo omaggio al loro sacrificio cercando di contribuire ad una migliore conoscenza di una pagina fondamentale della storia del movimento operaio tedesco.

Centro Filippo Buonarroti Partner Culturale del San Patrizio Livorno Festival 2025
ABBIAMO RICEVUTO, E VOLENTIERI RILANCIAMO, QUESTO COMUNICATO PER UNA RACCOLTA DI FONDI PER LA FAMIGLIA DI SATNAM SINGH, IL LAVORATORE AGRICOLO LASCIATO BARBARAMENTE MORIRE A LATINA

“La rilevanza simbolica e ideologica delle politiche dell’asilo ha ricevuto una conferma,
se fosse necessaria, con una mossa del governo Meloni nel marzo del 2023: dopo la tragedia
del naufragio nelle acque di Cutro, sulla costa ionica della Calabria, con la perdita di
oltre novanta vite umane, oltre a una trentina di dispersi, ha organizzato un teatrale
Consiglio dei Ministri nel posto e varato un decreto il cui obiettivo annunciato doveva
essere quello di scongiurare il ripetersi di eventi del genere. Il decreto ha invece
stabilito delle maggiori aperture all’immigrazione per lavoro, assecondando le
richieste delle organizzazioni imprenditoriali, mentre sul fronte dell’asilo ha
ristretto le possibilità di ingresso e di accoglienza. La timida apertura ai lavoratori
è stata presentata come la risposta alle crisi umanitarie, malgrado vari paesi in
guerra, come Siria, Afghanistan, Somalia, non rientrino tra i beneficiari delle
risicate quote d’ingresso”
(dall’introduzione del testo)
MAURIZIO AMBROSINI è docente di Sociologia delle migrazioni all’Università degli
Studi di Milano. Insegna da diversi anni all’università di Nizza e dal 2019 nella
sede italiana della Stanford University. È responsabile scientifico del Centro studi
Medì (Migrazioni nel Mediterraneo) di Genova, dove dirige la rivista «Mondi migranti»
e la Scuola estiva di Sociologia delle migrazioni. Collabora con «Avvenire» e con
lavoce.info. Da luglio 2017 fa parte del CNEL, dove è responsabile dell’organismo
di coordinamento delle politiche per l’integrazione dei cittadini stranieri.
IL NOSTRO PUNTO DI VISTA SUL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE
Torino, 10 ottobre 1968
Chiarissimo signor Naouri,
ho letto le poesie della Resistenza palestinese da Lei
gentilmente inviatemi. Mi paiono
poeti d’una grande forza espressiva, pieni di sincero calore poetico e umano.
La cosa migliore sarebbe trovare una rivista che pubblicasse queste poesie.
Proverò a rivolgermi a qualche amico che possa presentarle a una rivista. Naturalmente,
in noi europei il dramma dei palestinesi perseguitati ha una speciale risonanza perché i
loro attuali persecutori hanno sofferto – in loro o nelle loro famiglie – persecuzioni
tra le più atroci e inumane sotto il nazismo e anche molto prima, per secoli e secoli.
Che i perseguitati d’un tempo si siano trasformati in oppressori è per noi il fatto più
drammatico, quello su cui ci sembra più necessario far leva. Mi dispiace che nessuno
di questi poeti tratti questo motivo.
lo personalmente vedo la sola soluzione del problema palestinese nella via rivoluzionaria
tanto nel mondo arabo quanto nelle masse israeliane. Rivoluzione degli israeliani poveri
(e in larga maggioranza d’origine mediorientale e nordafricana) contro i loro governanti
colonialisti ed espansionisti; ma anche rivoluzione delle masse popolari dei paesi arabi
contro le oligarchie reazionarie e militariste (anche se si dicono più o meno socialiste)
che sfruttano il problema
palestinese per demagogia nazionalista. La vera Resistenza non è soltanto lotta contro un
invasore esterno: dev’essere lotta per un rinnovamento profondo della società nel proprio paese.
Volevo chiarirle il mio pensiero per confermare la mia solidarietà con gli oppressi e i
resistenti
palestinesi nel quadro di una visione politica e umana generale.
La ringrazio molto e saluto con viva cordialità.
L’estensore di questa lettera non è un pericoloso rivoluzionario, ma ITALO CALVINO, in risposta allo scrittore giordano Issa I. Naouri (in “Lettere 1940-1985”, Mondadori 2023).
Le sue parole, che condividiamo del tutto, sono state riprese nel documento a fianco, distribuito in tutta Italia dai giovani dei Circoli Operai di Lotta Comunista.
Alleghiamo volentieri, tra l’altro, l’intervento fatto a nome dei giovani del Circolo Operaio di Livorno in occasione della manifestazione del Primo Maggio tenutasi presso la Sala Conferenze del Palazzo dei Portuali.


